Éva Fahidi

Éva Fahidi ha 94 anni, ma questo non le impedisce di salire sul palcoscenico e di danzare. Questa è la sua vittoria su Auschwitz. Quando aveva 18 anni fu deportata ad Auschwitz-Birkenau, una fra gli oltre quattrocentomila ebrei ungheresi che nel 1944 furono mandati nei campi di concentramento nell’arco di soli tre mesi. Nel campo di sterminio ha perduto i genitori, la sorella Gilike e 49 parenti e per tanti anni ha evitato di parlare di quella tragica esperienza. Dopo una visita ad Auschwitz nel 2003, cinquantanove anni dopo essere stata liberata, ha sentito la necessità di lasciare al mondo la sua testimonianza. "La mia infanzia è finita all’alba del 1° luglio del 1944 sulla rampa di Birkenau", racconta, "tutto ciò di cui ho finora parlato fu cancellato col semplice gesto d’una mano, il cenno con cui Mengele ordinò a me di passare da una parte, mentre il resto della mia famiglia andava dall’altra". Il libro di Éva, L’anima delle cose, è stato pubblicato in tedesco nel 2004, poi in ungherese. Nel 2019 il libro esce per i tipi della nostra casa editrice nella traduzione italiana di Kinga Szokács e Laura Nemes-Jeles, a cura di Elena Matacena.

Gli oggetti si ammucchiano.
Possiedono l’inestimabile valore d’essere stati toccati un tempo da mio padre, mia madre, mia sorella.
Ogni oggetto è testimone parlante d’un passato perduto.
Gli oggetti hanno un’anima, gli oggetti parlano.
Secondo la tradizione della nostra famiglia raccontano "storie vere".