Lo zar e il latino


Ettore Cinnella

Quando nei licei e nelle università della Russia zarista fervevano gli studi di greco e di latino...
Nella seconda metà dell’Ottocento gli studi classici prosperarono in Russia grazie all’altissimo livello dei licei, delle università e degli istituti di ricerca. La conoscenza delle lingue straniere e i frequenti viaggi all’estero permisero agli studiosi russi in un primo momento di assimilare la scienza occidentale e, poi, di arricchirla con il loro contributo originale e creativo. Di pari passo anche in Russia, come nel resto d’Europa, si svolse un vivace dibattito sull’opportunità dell’apprendimento delle lingue antiche e sul posto del liceo classico nell’istruzione secondaria. Fu in tale contesto che si formò uno dei massimi antichisti di tutti i tempi, il russo cosmopolita Michail Ivanovič Rostovcev, nella cui opera si fusero la rigogliosa cultura russa e la più progredita scienza europea >>>

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«La politica scolastica del ministro Tolstoj contribuì senza dubbio alla diffusione della cultura classica, ma suscitò perplessità e scontento in larghi settori dell’opinione pubblica. Non solo i tanti giovani impegnati nei gruppi d’opposizione clandestini, ma molti altri lontani dalla politica attiva, si sentivano attratti più dalle scienze naturali e dalle discipline storico-giuridiche che dall’apprendimento del latino e del greco, che occupavano ormai uno spazio enorme nei programmi scolastici. Dubbi e perplessità sui presunti benefici del primato delle lingue classiche nelle scuole affioravano di continuo nella stampa, tanto più che i nuovi programmi prevedevano anche impegnativi esercizi di traduzione dal russo in latino e in greco. Gli argomenti addotti riguardo alla funzione educativa, in senso conservatore e moralizzante, degli studi antichistici urtavano contro le idee liberali, sempre più diffuse tra i ceti borghesi e professionali. Una viva eco di tali dibattiti la troviamo anche nei più celebri testi letterari dell’epoca. Leggendo il romanzo di Tolstoj Anna Karenina, apparso tra il 1875 e il 1877, ci imbattiamo in un animato confronto sulle materie più formative, e su quelle più pericolose, per i giovani. Val la pena citarne qualche passaggio, nella traduzione di Pietro Zveteremich. Sergej Ivanovič avvia la discussione dicendo: 'Oggi è riconosciuto che una vera cultura può essere puramente classica; ma noi vediamo discussioni accanite dell’una e dell’altra parte e non si può negare che anche il campo avversario non abbia forti argomenti a proprio favore'». (Estratto dal capitolo 3, Il destino del liceo classico).

Pagine: 260
Prezzo: 17,50 euro
ISBN: 978-88-96209-31-8
Collana: STORIE